Il Neo Quarantenne e capitano dell'AS Roma, Francesco Totti

Il Neo Quarantenne e capitano dell’AS Roma, Francesco Totti

La grandezza di un artista viene calcolata dalla qualità delle sue opere, dalle emozioni che ti suscita guardandole e da quello che lascia durante,e dopo, il periodo in cui opera. Può segnare un’epoca o passare inosservato ai più, perché l’appellativo di artista te lo devi meritare dall’esterno e non puoi appropriartene ingiustamente senza permesso. Ma soprattutto è un personaggio taciturno, che vive chiuso nel suo mondo e che parla attraverso la sua arte. Ecco, allora possiamo considerare Francesco Totti un artista. O un poeta, un intellettuale sportivo… quello che volete. Ma non può essere etichettato meramente come calciatore. Appartiene a quella cerchia di persone che rientrano sotto la colonna di capi-popolo che nella storia (calcistica, si intende) è stata riservata solo a pochi intimi.

Definire Francesco Totti solo come giocatore di pallone risulterebbe riduttivo e quanto mai banale. La sua figura va oltre questa maschera e ne indossa una molto più pesante. Un fardello, se è lecito appellarlo in questo modo, che ha deciso di portarsi sulle spalle per amore della sua gente. C’è un momento topico all’interno della carriera di Francesco e non è il diciassette giugno duemilauno; anche se, sono sincero, vincere uno scudetto con la Roma, da capitano romano e romanista è sicuramente un’esperienza estremamente romantica e poetica. Qualcosa di unico. Ma no. Non è questo il giorno della svolta per lui. Paradossalmente, l’amore che si trasforma in idolatria arriva proprio quando è il più lontano possibile dalla Roma. Anno duemiladue, il Madrid ha offerto la luna e lui è pronto per una nuova storia. Ma la decisione di svuotare quelle valigie già pronte, di disdire quei biglietti diretti all’aeroporto di Madrid-Barajas sono il passaggio tra Francesco Totti a “l’essere Francesco Totti”. Un passaggio filosofico, una scelta di cuore che lo ha portato ad essere quel che oggi: senza tanti trofei da esporre ma con la riconoscenza di un popolo. Il suo. Perché Francesco Totti è questo: è il popolo che arriva al potere, l’eroe umile che non si dimentica delle sue origini e decide di non tradirle (anche se, in realtà, tutti sanno che non era un vero e proprio tradimento). Francesco Totti è la rivincita nei confronti di un calcio zingaro, anonimo e freddo. La sua è una scelta che a molti è potuta sembrare carica di paura e, come da lui stesso ammesso, un po’ di timore nell’ abbandonare quello che era (che è!) il suo regno c’era. Il ricominciare tutto da capo, seppur nella squadra più forte al mondo, non era cosa da poco. D’altronde è sì un artista, ma sempre umano, ma era allo stesso tempo consapevole aCAFFE LETTERAIO MAMELI27 cosa andava incontro: alla piazza di Roma; una delle più calde, pronta a darti e toglierti tutto nello stesso istante, tant’è che una sparuta minoranza si ostinava a darlo per finito e a giudicarlo il marcio della società nella quale era cresciuto calcisticamente e alla quale aveva dato tutto. Ma Francesco aveva messo in conto anche questo, ne era a conoscenza. Il popolo è lui e lui è il popolo. Lo conosce bene perché prima di essere incoronato come re dopo 1.521 anni dall’ultima volta, dall’altra parte della barricata (o della barriera, vedendo le circostanze attuali ) c’era lui e chissà quante volte avrà inveito ingiustamente contro qualche giocatore. Sempre per amore. La grandezza di Francesco Totti è questo. E proprio questo lo ha reso il calciatore italiano più forte di sempre, o almeno dell’età moderna. Per buona pace di tutti coloro che gli mettono davanti giocatori che per classe non hanno niente a che invidiargli, ma che attualmente sono più giovani di lui e hanno smesso quando lo davano per finito: anni fa.

Perché da bravo capo-popolo qual è, continua ad alzarsi “silenziosamente” da quella panchina per tirarlo fuori dai guai. E chissenefrega se le primavere sul groppone ormai sono quaranta, la differenza la fa la velocità di pensiero, la capacità di leggere l’azione sempre prima, la voglia di divertirsi ancora. Il piede fa il resto. Perché un re che si rispetti non abbandona la sua gente egoisticamente, ma solo quando sa che il suo tempo è arrivato. E pare che ancora non abbia bussato alla sua porta.

Tanti auguri Francesco.

 

Lorenzo Santucci