LA VITTIMA: “RINGRAZIO I PARTECIPANTI. TUTTE LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA DEVO FARE COME ME”
UN QUARTIERE DIVISO IN DUE SULLA VERIDICITA’ DEL FATTO MA UNITO A CHIEDERE MAGGIORE SICUREZZA.

Cittadini scesi in strada per richiedere maggiore sicurezza

Cittadini scesi in strada per richiedere maggiore sicurezza

Le periferia romana si fa protagonista di un’altra storia di cronaca. Questa volta a pagarne le conseguenze maggiori è stata una ragazza di origini albanese, residente nel quartiere del Prenestino, Municipio Roma V. Era la notte del 6 maggio quando la malcapitata si è trova a vivere una scena da film horror. Sequestra da due uomini, di origine romena, drogata e violentata nei pressi di un’aerea privata abbandonata, dove nel tempo sono sorte baracche abitate da circa quindici persone.

Il fatto è passato in sordina e se ne è parlato molto poco. In molti credono che nulla di quello che è stato raccontato dalla giovane 26enne sia vero. Nonostante tutto nella giornata di oggi circa duecento persone tra residenti e non, si sono dati appuntamento a viale Partenope per mostrarsi solidali alla giovane donna e a suo padre, chiedendo a gran voce maggiore sicurezza nel quartiere. “Ci sono indagini in corso. Sono certo che le forze dell’ordine faranno il loro lavoro e riusciranno a catturare l’ultimo dei delinquenti”, racconta Vladimir Kosturi, professore di matematica residente da 27 anni in Italia, nonché padre di Besiana. Dei due sequestratori, durante la notte del fatto, uno è stato catturato dalle forze dell’ordine intervenute perché allertate della violenza. “Il più pericoloso è ancora in libertà e molto probabilmente è tornato in Romania – continua Vladimir -. La mia scelta di organizzare questa iniziativa di denuncia è stata difficile ma sapevo che era doveroso raccontare per proteggere l’intera collettività. Non ho alcun interesse politico ma bisogna far capire ai residenti che questa persona ancora libera è estremamente pericolosa perché dopo la violenza sessuale ha portato mia figlia in una baracca e voleva ucciderla. Se lei è ancora qui oggi è solamente perché è riuscita con freddezza a scappare e a trovare riparo in un’automobile di una guardia giurata che in quel momento passava di lì”.

Un quartiere che sembrerebbe essere diviso in due. Da una parte quelli che non credono a quanto accaduto, evidenziando come il Prenestino viva le stesse difficoltà di ogni periferia di una grande metropoli. Piccoli furti che secondo questi si potrebbero contrastare con maggior presenza delle forze dell’ordine. Dall’altra quelli che, terrorizzati e preoccupati, non si sarebbero mai immaginati che all’interno del loro quartiere sarebbe potuto accadere un fatto del genere. Damiano, un giovane 28enne membro del Comitato di quartiere ‘Area Verde Largo Preneste’, ha raccontato: “Un fatto così grave non è mai accaduto. Noi del Cdq abbiamo più volte allertato le istituzioni con petizioni e manifestazioni per evidenziare lo stato d degrado dell’area privata. Le istituzioni, però, non hanno dato alcuna risposta concreta, eppure gli uffici municipali si affacciano sul campo abusivo. La mancanza di forze dell’ordine e di videosorveglianza ci spinge a dover vivere in un quartiere privo di sicurezza”. Un racconto che trova consenso da parte di una giovane che ha sottolineato come oramai è costretta a rimanere in casa la sera e ad uscire solamente in compagnia di amici per essere protetta.

L’iniziativa, cominciata con un presidio in via Marcianise, è proseguita con una manifestazione pacifica conclusasi davanti al cancello del parco abbandonato sito in via Teano. “Noi non siamo spi cgilrazzisti –racconta Maria Brasiello, Presidente dell’associazione Anti-Stalking del quartiere -, ma una situazione del genere non è più tollerabile. La zona presenta un campo rom autorizzato e poi quello dove è accaduto il fatto che è illegale. Io rivoglio la mia città sicura. Voglio che ci viva solamente gente onesta, non importa di quale nazionalità. Italiano o straniero se delinquente deve pagare della sua malefatta”. Una manifestazione molto partecipata, come ha raccontato la vittima Besiana, che ha sentito la vicinanza dell’intera collettività. “Ringrazio i partecipanti. Ora non mi sento più sola. Ho voluto partecipare perché non voglio darla vinta ai delinquenti. Non mi vergogno di quello che mi è successo e spero che altre donne che hanno subito violenze, facciano come me”.

Lacune e ombre continuano a contornare la vicenda a distanza di una settimana. Una storia che ha dell’incredibile e che è maturata all’interno di un quartiere apparentemente tranquillo. Certo,però, è il degrado che imperversa nell’area in questione. Un parco chiuso dove in passato si poteva giocare mentre ora è divenuto una discarica e un posto dove circa 15 persone risiedono abusivamente. Una situazione di degrado che nessuno nella zona vuole più. “Vivo all’interno del parco da circa 8 anni – racconta Florim rispondendo alle nostre domande -. Il 6 maggio io non ho sentito nulla. Non ho sentito alcuna ragazza e alcun uomo gridare. Ho solamente visto a tarda notte arrivare la giovane con due poliziotti in borghese. Io per vivere, come le altre 14 persone che vivono qui, chiedo l’elemosina. Inoltre provvediamo a procuraci il cibo attraverso le nostre coltivazioni”.

Una storia terribile che lascia ogni persona esterrefatta di fronte a tale violenza. Un fatto che potrà trovare la pronta soluzione solamente con l’impegno attivo delle forze dell’ordine. Intanto la cittadinanza si è data appuntamento il 6 giugno, dopo le votazioni comunali, davanti al cancello del parco oscuro, per mostrare all’intera cittadinanza il degrado al suo interno.

 

Davide Di Carlo